Ma di fronte allo stop definitivo delle autorità aeroportuali e degli organizzatori del torneo, ha deciso di rimanere coerente con la sua scelta e rinunciare alla competizione (e forse a questo punto anche alla sua carriera).
Devo dire che ho letto con grande curiosità le dichiarazioni rilasciate al notiziario inglese.
Un po’ perché ho ripensato alla mia intervista, sempre allo stesso broadcast. Peraltro sullo stesso grande tema del Covid 19. Anche se da un punto di vista completamente opposto, dal momento che io ho dell’impegno concreto di Cross radio nell’aiutare le persone nel durissimo periodo del Lock down.

Ma la mia curiosità era ben più profonda di una semplice comunanza con un campione di questo calibro.
Ero bramoso di scoprire che cosa portasse un atleta di così alto livello a prendere una decisione del genere, che potrebbe tranquillamente costargli la carriera.
Inizialmente ho pensato che potesse essere una manovra pubblicitaria per accrescere la sua immagine. Credevo volesse emulare quello che fece Muhammad Ali nel 1967, quando rifiutò di arruolarsi nell’esercito americano per combattere in Vietnam. Decisione che gli costò 3 anni, 7 mesi e 4 giorni di stop dall’agonismo e milioni di dollari di borse perse. Ma che lo trasformò in un simbolo, proiettando la sua immagine ben oltre il pugilato e ben oltre lo sport.
Tuttavia la differenza tra le due vicende è abbastanza evidente. Ali ha combattuto per la causa della pace nel mondo e per il riconoscimento dei suoi diritti religiosi, Djokovic per la paura di fare un vaccino.
Al di là delle opinioni personali sul vaccino e sull’intera vicenda in generale, quello che ho letto mi ha lasciato di sasso.
Infatti il tennista serbo ha dichiarato di non essere no vax, ma semplicemente di reclamare il suo diritto a decidere cosa inserire nel proprio corpo.
E questo per paura di una reazione avversa al vaccino, per un campione come lui ben più grave di qualsiasi altra: un’alterata sensibilità corporea.
In una parola, un’alterata PROPRIOCEZIONE.
Ora, come dicevo potremmo rimanere ore a discutere sulla legittimità o meno di questa paura, ma non è questa la sede e sinceramente non ne ho nemmeno le competenze. Sono laureato in fisioterapia, e per quanto ci abbiano fatto studiare a lungo la fisiologia e la fisiopatologia, non sono specializzato in virus ne vaccini.

Tuttavia sono un trainer con anni di esperienza e dei risultati che mi legittimano a parlare di allenamento.
E ti posso garantire che per qualsiasi atleta, trainer o persona che si avvicina al mondo del movimento la propriocezione è la qualità cardine da sviluppare.
Hai mai provato a far fare a un tuo cliente o a una tua cliente degli sua bulgari?
Se la risposta è si sai benissimo di che cosa sto parlando.
Non c’è quindi bisogno di essere al top dei ranking mondiali per beneficiare di questa capacità.
Sia io che te lo sappiamo bene, e proprio per questo ho riservato all’interno del mio metodo un’attenzione particolare per questo aspetto
Vedi, è questo che differenzia Cross Cardio da qualsiasi altro corso fitness che tu possa mai offrire.
Oltre a far dimagrire e divertire le persone, garantendo i risultati che loro sanno di volere, il metodo che ho creato va ad agire ad un livello molto più profondo. La gente non se ne accorge, ma migliora la qualità della propria vita continuamente.
Quanti infatti ti hanno detto “non sento più mal di schiena”, piuttosto che “mi è migliorata la postura”?

Infatti un aspetto forse meno conosciuto ma ancora più interessante della propriocezione è anche quello scoperto dallo psicologo Willem Reich, che ha introdotto il concetto di “armatura caratteriale“. Egli infatti sosteneva che il carattere si esprime negli atteggiamenti posturali, nelle posizioni che si assumono e non solo nelle espressioni e comportamenti tipici della persona. L’armatura caratteriale influenza lo sguardo, il tono della voce, il ritmo delle parole, rendendo una persona sicura oppure insicura e debole agli occhi degli altri.
Soltanto modificando la postura, che deriva direttamente dalla propriocezione.
Di conseguenza, come puoi ben immaginare, chi prova Cross Cardio non ne può più fare a meno, creando un tasso di fidelizzazione dei tuoi clienti altissimo.
Non ci credi? Prova a passare in uno qualsiasi dei 38 club Virgin Active presenti sul territorio italiano, e mettiti a guardare una lezione di Cross Cardio.
Ti direi anche di farla, ma so già che finiresti in lista d’attesa!
Non a caso un brand come Virgin Active, una Holding internazionale che di fidelizzazione dei soci se ne intende, ha stipulato una partnership con la mia azienda per proporre il format in TUTTI i suoi club.
Quindi ora palla tua (anzi, a te il servizio) : vuoi far parte dell’elite dei vincenti o rimanere a far sudare delle persone sperando di far ottenere loro dei benefici?
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