Risultato: durante la verifica della settimana successiva mia figlia ha preso un brutto voto, e come lei la maggior parte dei suoi compagni di classe.
Questo episodio mi ha fatto molto riflettere.
Tante volte ci mettiamo in testa un “programma” che dobbiamo per forza finire a tutti i costi. Pensiamo che sia la cosa più importante, far progredire i nostri studenti e allievi per portarli dove diciamo noi con le tempistiche che decidiamo noi.
Beh, lascia che ti dica che la mia bambina quel giorno mi ha insegnato che non funziona così.
Mi ha insegnato che, per quanto la programmazione che ci facciamo sia studiata con serierà e impegno, per quanto possa essere veramente fatta bene, deve sempre fare i conti con il fatto che la dobbiamo applicare a persone vere, e non a fogli di calcolo.
Magari sul nostro excel ci vogliono 4 settimane per portare una classe a fare overhead con un bilanciere, magari per esperienza quel tempo ci è sempre bastato. Ma capita che questa volta c’è quella persona, che non ha mai fatto attività fisica, che in 4 settimane ancora non è pronta.
Magari c’è quella persona a cui dobbiamo continuare a ripetere di “tenere le scapole basse durante i pushup”, ma nonostante ci sgoliamo per dirglielo, non ne vuole sapere di riuscirci.
Magari c’è quella persona che, nonostante sia avanti con l’età, quando le chiediamo di alzare il braccio destro, puntualmente alza il sinistro.
Devo confessarti che anche a me è capitato di perdere la pazienza certe volte. E non ne vado fiero.
Ma magari dobbiamo semplicemente imparare a fare i conti con il fatto che il nostro lavoro non consiste nel fare programmazioni a regola d’arte. Consiste piuttosto nel prendere un gruppo di persone, o una singola nel caso dei personal, fare i conti con le loro differenze e individualità, e cercare il metodo giusto per permettere loro di imparare al meglio delle loro possibilità e nei limiti delle loro tempistiche.
E devo dirti che sono stato davvero fortunato, perché ho potuto imparare questo aspetto fondamentale del nostro lavoro ad una formazione che ho fatto oramai vent’anni fa, grazie ad un’insegnante davvero formidabile.
Era il 2002, e io stavo seguendo da allievo un corso istruttori di Pilates Matwork della prestigiosa scuola canadese Stott Pilates, famosa per il suo approccio fisioterapico alla disciplina.
La formatrice parlò ad un certo punto del muscolo multifido, uno dei muscoli profondi della colonna vertebrale.
All’epoca non ero ancora iscritto a fisioterapia, mi appassionava studiare ma non avevo ancora una conoscenza profonda dell’anatomia.
Non avevo mai sentito parlare del multifido, così chiesi spiegazioni all’insegnante insinuando che questo muscolo non esistesse. Lei mi rispose molto caninamente che questo muscolo esisteva eccome, e che la sua spiegazione aveva senso.
Ma non mi vide convinto, ed allora, proprio in quel momento, avvenne l’episodio che mi rimarrà impresso per sempre.
Con eleganza e gentilezza, mi invia a consultare insieme a lei un libro di anatomia che aveva con sé in quel momento, con un tono che quasi ammetteva la possibilità che avessi ragione io (pur essendo lei dentro di sé più che sicura di quello che stava dicendo).
Ora, a prescindere dalla sentenza del libro di anatomia, quello che mi colpì fu che un’insegnante del suo calibro si fosse messa in discussione di fronte alla domanda di un allievo, e si fosse messa a disposizione in maniera così umile e gentile per insegnarmi qualcosa.
Perché è proprio questa la chiave di tutto. Non tanto il raccontare qualcosa ad una classe, o l’aver ragione su un concetto di anatomia, ma piuttosto l’INSEGNARE.
Insegnare significa trasmettere, significa che quello che dico, o dici, deve essere appreso a livello profondo dai vostri allievi. Deve diventare un concetto loro, deve essere una seconda natura per loro.
Ed il vostro compito come insegnanti è assicurarti che questo passaggio avvenga. Non basta spiegare giusto per mettere una spunta e “finire il programma”, dovete essere sicuri che questo programma venga appreso e interiorizzato.
Tuttora, nonostante gli anni di esperienza ed i risultati che ho raccolto durante la mia carriera, penso spesso a quella formatrice di Pilates Stott, e ti confesso che tuttora rappresenta l’insegnante che ogni giorno cerco di diventare.
Quindi voglio farti riflettere su questo: è meglio essere degli scrittori di programmi eccezionali, oppure rischiare di non portarli a termine, e doverli continuare a modificare in corso d’opera, ma essendo sicuri che tutti ti abbiano compreso a fondo e interiorizzato quello che stai spiegando?
Un programma spiegato per intero ma non capito ha senso? O è tempo perso?
Io ho già dato una mia risposta a queste domande, e si trova all’interno del metodo Cross Cardio. In ogni livello, in ogni programma, in ogni lezione, il concetto cardine è progredire. Ma progredire significa che tutti gli step devono essere compresi e padroneggiati a fondo. Altrimenti diventa inutile passare allo stadio successivo, si rischia di lasciare la maggior parte della classe con un brutto voto sul registro.
E devo dirti che la mia risposta trova ogni giorno centinaia di riscontri positivi, con le mie lezioni che appaiono sui palinsesti di moltissime palestre in Italia tra cui la nota catena Virgin Active, e con oramai 1235 trainer formati e certificati che raccolgono successi lavorativi ogni giorno.
Se anche tu vuoi diventare un Insegnante e non solo uno scrittore di programmi, allora vieni a dare un occhio alle nostre formazioni.







